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le fondazioni a trave rovescia, come isolarle nel modo corretto.

Le tecniche per costruire le fondazioni di un edificio sono svariate, in questo articolo analizzeremo le fondazioni a trave rovescia, e le tecniche di isolamento di questa area particolare.

La fondazione a trave rovescia si realizza con l’ausilio di una trave armata, definita rovescia perché si sviluppa al contrario rispetto alle travi in elevazione. Questo perché nella fondazione i carichi vengono dalle parte inferiore dell’edificio, ovvero dal terreno.

La fondazione poggia su uno strato di calcestruzzo a basso contenuto di cemento (magrone), ovvero la base di appoggio alla struttura di fondazione, che evita alle strutture il contatto con il terreno umido.

Le fondazioni a travi rovesce vanno a differenziarsi da quelle continue, quest’ultime sono caratterizzate da una doppia funzionalità:

  • aumentano la superficie resistente sul terreno;
  • collegano le strutture di elevazione sovrastanti.

Le fondazioni continue possono essere impiegate con strutture portanti puntiformi, ma anche con strutture di elevazione a pareti portanti. Le fondazioni a travi rovesce, a volte chiamate anche fondazioni a cordoli hanno come caratteristica principale l’allargamento della sezione trasversale terminale della struttura, che prende il suo formato, in base ai carichi da ripartire sul terreno.

Per le murature portanti sono usati i cordoli di fondazione con lo scopo principale di distribuire nel modo più diffuso possibile il peso sovrastante sul terreno, evitando zone con carico differenziato che possono andare a compromettere la struttura. In questo caso hanno un minor peso le sollecitazioni a flessione mentre risultano importanti i fattori di  compressione reciproci tra fondazione e terreno.

Le fondazioni a trave rovescia svolgono una funzione assai importante, in quanto ripartiscono sul terreno i carichi trasmessi dalla strutture ribaltando la distribuzione delle tensioni al suo interno rispetto a quanto succede nelle travi in elevazione.
Si possono avere sezioni semplici a parallelepipedo, a T rovesciata o a L in relazione

  • alle sollecitazioni;
  • alle eventuali eccentricità dei pilastri o dei setti (elementi verticali quali pareti in cemento armato) superiori.

L’isolamento nelle fondazioni a trave rovescia

L’isolamento di questo tipo di tecnica deve essere capace di sostenere il peso dello struttura, in questa modalità di applicazione, il pannello FIBROSTIR® risponde adeguatamente alla resistenza meccanica nel tempo e alla durabilità anche in presenza di umido, caratteristiche necessariamente richieste al coibente. I pannelli consigliati sono FIBROSTIR®-HD e FIBROSTIR®-HD 700 (inserisci link parlante: http://www.fibrotermica.it/prodotti/fibrostir/), lastre in polistirene espanso estruso (XPS) autoestinguente con elevata resistenza a compressione, superficie liscia (con pelle di estrusione) su entrambe le facce.

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Isolare correttamente le travi e i pilastri in cassero

Cosa sono i ponti termici?

I ponti termici rappresentano una discontinuità della temperatura sulla parte esterna di un edificio. Si presentano laddove vi è eterogeneità nella struttura, un’interruzione costruttiva che va a congiungersi con un’altra, ovvero, quando siamo in presenza di spigoli, di collegamenti tra parete e parete, di inneschi tra parete e solaio, di connessioni tra pareti e serramenti.

I ponti termici rappresentano una criticità nella struttura di un edificio.

La discontinuità termica che si verifica in corrispondenza dei ponti termici, a causa della diversa conduttività dei materiali edilizi usati, provoca dei punti freddi, con alte probabilità di condensa e formazione di muffa.

L’umidità presente nell’aria, incontrando una zona a temperatura molto più bassa, trasforma la sua struttura e sulle pareti si vanno a depositare delle gocce di acqua che nel tempo possono sviluppare muffe, che non solo sono antiestetiche, ma fanno male sia alla salute dell’uomo, sia all’edificio, compromettendone la durabilità. Le zone più esposte sono i pilastri, i balconi e le travi.

La normativa vigente sui ponti termici.

Essendo i ponti termici un’area d’intervento molto critica si è preferito legiferare in merito: la nuova normativa (EN UNI TS 11300) va a stabilire un modalità per valutare la prestazione energetica di un edificio. Precedentemente era possibile effettuare una stima forfettaria, ora bisogna in modo obbligatorio redarre “il calcolo da indicare all’APE” con una sezione specifica per questa problematica dei ponti termici.

Non sempre è possibile eliminare i ponti termici, pertanto, è necessario porre in essere uno strato di isolamento termico ottimale con dei pannelli isolanti adatti a risolvere il problema.

Soluzioni per il problema dei ponti termici.

Alcuni rimedi possono attenuare o eliminare del tutto la questione dei ponti termici e delle relative zone di umidità con la presenza di muffe. Per un edificio che li presenta successivamente alla costruzione le soluzioni possono essere: installare vetri termoisolanti intelaiati e l’applicazione di un cappotto termico. Per gli edifici di nuova costruzione, la prevenzione dei ponti termici, consiste nell’isolare correttamente le travi e i pilastri in cassero. I pannelli isolanti con prestazioni termiche elevate e con spessori ridotti, possono eliminare le dispersioni termiche e i problemi di condensa e muffa che ne derivano. I pannelli isolanti devono avere delle finiture superficiali specifiche per tali applicazioni, Fibrotermica propone FIBROSTIR®-G (http://www.fibrotermica.it/prodotti/fibrostir/) con superficie goffrata oppure FIBROSTIR® R/ RS con superficie ruvida (se richiesto, con l’aggiunta di scanalature longitudinali).

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Sistemi finanziari innovativi per accelerare gli investimenti di TeMa

TeMa Tecnologies and Materials, una delle aziende della galassia IWIS Holding, ha attivato l’emissione di 5 milioni di euro di minibond seguita da Volksbank

Questa emissione di minibond servirà per finanziare nuovi investimenti, in particolare, come afferma Luciano Mazzer – Presidente del consiglio di amministrazione di TeMa – servirà per diversificare gli investimenti, con un maggiore sviluppo dei mercati esteri. TeMa ad oggi possiede cinque stabilimenti produttivi localizzati in Italia – a Vittorio Veneto – e in Russia, Spagna, Turchia e Romania. Commercializza i propri prodotti in 60 Paesi con un volume d’affari pari a 42 mln di euro nel 2017 e un export di poco superiore all’80%. L’obiettivo attuale è di superare l’oceano e arrivare negli Stati Uniti d’America. Le attività sono già iniziate e nel corso del 2019 sarà ultimato uno stabilimento produttivo nello Stato del West Virginia.

TeMa Technologies and Materials srl possiede un patrimonio di soluzioni all’avanguardia, innovative per l’ambiente e l’edilizia; vanta inoltre esperienza presso cantieri internazionali in ingegneria ambientale ed edile con applicazioni competitive. Offre soluzioni personalizzate per i progetti che coinvolgono elementi strutturali, di mantenimento e messa in sicurezza nei settori dell’edilizia residenziale, civile e delle grandi opere.

TeMa è divisa in tre busines unit: TeMa Building Solutions, con una gamma completa di prodotti e soluzioni per il cantiere; TeMa Geo Solutions, geosintetici per sistemazioni di discariche, piani stradali e ferroviari, canali, gallerie e tutte le situazioni in cui il metodo delle terre armate garantisce un basso impatto ambientale; Tema Interior Solutions, soluzioni di nuova generazione per l’impermeabilizzazione di bagni e docce che con la nuova linea T-Silence propone anche sistemi di isolamento acustico assolutamente competitivi per efficienza e modalità di applicazione.

L’emissione di minibond rappresenta per le imprese come TeMa un’interessante alternativa di finanziamento, ideale per le aziende innovative e in crescita che attraverso i minibond ottengono accesso al mercato dei capitali, facendosi in tal modo conoscere da un ampio spettro di investitori.

IWIS Holding, oltre a TeMa comprende Tegola Canadese e FI·VE, sub-holding leader nel mondo degli isolanti con diversi marchi fra i quali Fibrotermica, azienda specializzata nella produzione di materiali isolanti per l’edilizia.

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Evitare l’umidità di risalita con l’isolamento termico nella zona di zoccolatura

Come riconoscere l’umidità di risalita

L’umidità di risalita si presenta solitamente alla base degli edifici, provocando in una prima fase degli aloni di umidità, fino ad arrivare ad un vero e proprio danneggiamento dell’intonaco con la fuoriuscita di muffe. Il problema può manifestarsi sia esternamente che all’interno degli edifici lungo le pareti perimetrali.

L’umidità di risalita va distinta dalla semplice umidità, infatti, il suo nome deriva dal fenomeno della capillarità: l’acqua presente nel terreno risale dalle fondamenta fino ad arrivare alle pareti. Questa sua caratteristica fa sì che la maggior parte delle soluzioni adottate per sconfiggere la muffa, come applicazioni chimiche sulla parete o la presenza di un deumidificatore, risultano essere inutili in quanto l’acqua sale dal basso e viene assorbita dalle pareti salendo in alto. La conseguenza negativa è la costante presenza di umidità nella struttura vitale dell’edificio. Vediamone in dettaglio conseguenze e soluzioni.

 

Conseguenze legate all’umidità di risalita.

Uno dei maggiori rischi causati dall’umidità di risalita sono i problemi di salute che derivano dall’aria insalubre che le persone che vivono in quegli ambienti sono costrette a respirare; quando compaiono le prime muffe la pericolosità aumenta in modo esponenziale essendo le spore molto nocive per il nostro organismo. Anche se di minore importanza, si deve anche evidenziare l’impatto estetico negativo dell’umidità di risalita: la pittura che si scrosta, l’intonaco che si stacca dalla parete si uniscono al verde del fungo della muffa, rendendo la parete perimetrale di scarso valore apparente. Con il tempo anche i danni economici possono essere ingenti, intonacare i muri, pitturare le pareti e ritrovarsi dopo poco tempo con i lavori che necessitano di essere rifatti, ha un impatto economico diretto molto forte. Non per ultime, bisogna anche considerare le maggiori spese che derivano per raffrescamento e riscaldamento dovute a una minore capacità di isolamento che hanno i muri interessati da umidità di risalita. L’umidità provoca danni alle strutture vitali di un’abitazione: i sali, presenti nell’acqua una volta evaporata, cristallizzano, aumentando di volume fino a 12 volte, causando pressione sul materiale murario, indebolendo la struttura e compromettendone la sua durabilità.

 

Come risolvere i problemi derivanti dall’umidità di risalita

La migliore soluzione ai grandi problemi è la prevenzione. In fase di costruzione diventa importante e di vitale importanza utilizzare i giusti materiali e le appropriate tecniche costruttive per evitare l’insorgere dell’umidità di risalita. Le parti maggiormente esposte sono le pareti controterra e la zona di zoccolatura.  Fibrotermica consiglia l’utilizzo dei pannelli isolanti specifici per l’applicazione FIBROSTIR®-G, a livello zoccolatura e FIBROSTIR®, per la zona interrata. Allo stesso tempo nella zona interrata deve essere previsto un sistema di drenaggio che faciliterà l’uscita dell’acqua dalle zone vitali, evitando accumuli ed eventuali repentini allagamenti, viste se sempre più frequenti precipitazioni ad alta intensità.

 

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Come Impermeabilizzare le fondamenta

In questo articolo ci occuperemo nello specifico delle fondamenta, e del loro isolamento e impermeabilizzazione nella fase edilizia. Il pericolo maggiore di questa applicazione sono l’acqua e l’umidità che ristagna nei terreni, che possono minare la durabilità nel tempo della struttura su cui poggia la casa.

I tipi di terreno

La tecnica di costruzione usata deve tenere conto della struttura del terreno. I terreni che sono formati per la maggior parte da ghiaia e sabbia non assorbono umidità e si asciugano velocemente, ma hanno lo svantaggio che in caso di grosse piogge, il terreno non respinge l’acqua permettendogli di effettuare pressione sulle fondamenta. Al contrario, un terreno argilloso, si presenta saldo e corposo, impedisce alla masse di acqua di colpire con forza le fondamenta, ma questo tipo di terreno trattiene l’acqua ed è una costante fonte di umidità.
Quest’ultimi aspetti riguardano la protezione impermeabile, da non sottovalutare anche la protezione termica. Infatti, il vapore nell’aria può condensare molto più facilmente sulle “pareti fredde” e provocare condensa, intaccando in modo negativo le parti strutturali.

Tecniche e modalità di isolamento della fondazione di un edificio

Tra le tecniche di isolamento controterra e sotto fondazione troviamo:

  • l’isolamento sotto fondazioni a platea, in questo caso è richiesta una notevole resistenza alla compressione dovuta ai carichi a cui sono sottoposte le fondamenta. Sono da preferire materiali isolanti con un basso assorbimento d’acqua; 
  • l’isolamento di fondazioni a trave rovescia, in questa tecnica i materiali isolanti devono essere adatti alla “resistenza meccanica nel tempo” e devono essere in grado di impermeabilizzare le fondamenta anche in presenza costante di umido; 
  • l’isolamento di pareti controterra di locali abitabili, i materiali isolanti devono conservare inalterate le loro prestazioni termiche mantenendo calde le pareti e salvaguardandole da problemi di condensa e muffe;
  • l’isolamento della zoccolatura di facciata con sistema a cappotto. Per la corretta messa in opera del cappotto termico è indispensabile valutare la modalità di posa del materiale da installare nella zona critica della “zoccolatura”. Quest’ultima è la parte che va al di sopra del terreno o della pavimentazione per almeno 30 cm, ed è critica in quanto i materiali sono sottoposti in modo costante a urti e a umidità e umidità di risalita intense.

Fibrotermica ha ideato e progettato la linea di pannelli isolanti FIBROSTIR®, realizzati con materie prime selezionate in seguito a controlli, analisi e i test di performance in laboratorio e in applicazione reale, al fine di ottenere un prodotto stabile, e al contempo dalle molteplici occasioni di applicazione. Per le fondazioni di un edificio uno dei pannelli consigliati è FIBROSTIR HD 700, pannello termoisolante costituito dalla schiuma rigida di polistirene espanso estruso esente da Hcfc e Hfc, con superficie liscia (con pelle di estrusione). I bordi laterali possono essere dritti o a battente su quattro lati.

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L’isolamento termico che aiuta anche d’estate

L’isolamento termico aiuta anche d’estate

 

L’isolamento termico è un tema sempre più attuale anche col caldo, tanto da essere preso in considerazione per contenere i consumi per il raffrescamento della propria abitazione, oltre che per il riscaldamento invernale. Ciò che spinge alla scelta di questa soluzione sono i vantaggi che una coibentazione idonea può offrire:

  • Riduzione delle dispersioni di calore attraverso tetto, pareti, pavimento e finestre. Ciò comporta un risparmio sui consumi di energia elettrica per il riscaldamento o per la climatizzazione degli ambienti interni.
  • L’abbattimento del rumore tra esterni e interni.
  • Riduzione di umidità e o delle cause per un ambiente eccessivamente secco, a beneficio del benessere interno.
  • Mantenimento di una temperatura costante ed omogenea, senza eccessivi sbalzi.

Lo sfasamento termico ottimale è di 12 ore

Oggi usiamo il parametro dello sfasamento termico per valutare le caratteristiche di una parete o di un tetto. Lo sfasamento ha come unità di misura l’ora ed è sostanzialmente la differenza di tempo tra l’ora in cui si registra la massima temperatura sulla superficie esterna della struttura, e l’ora in cui si registra la massima temperatura sulla superficie interna della stessa. Con i risultati possiamo quantificare in quanto tempo la nostra parete o il nostro tetto “si scalda” e conseguentemente inizia a rilasciare calore all’interno della nostra abitazione. Il valore ottimale dello sfasamento è di 12 ore: è importante avere uno sfasamento termico di almeno 8 ore o comunque non minore di 10 ore per rendere il nostro edificio confortevole d’estate, perché in grado di beneficiare del fresco della notte anche di giorno. Nelle pareti di elevato spessore e massa, come le pareti di pietra o mattoni, o isolate con materiali isolanti, lo sfasamento termico è solitamente elevato. I muri spessi e il materiale ad elevata densità infatti rallentano il processo di trasmissione del calore all’interno rispetto alle pareti che hanno uno spessore inferiore.

Le applicazioni di Fibrotermica per lo sfasamento termico ottimale

Un’ottima coibentazione termica viene ottenuta tramite l’impiego di materiali isolanti che consentono di ridurre, o addirittura eliminare, gli scambi di calore tra ambienti interni ed esterni. L’appoggio delle divisioni di Fibrotermica nei campi della ricerca, dell’innovazione e della logistica per l’edilizia e le grandi opere, ha visto l’avanzamento tecnologico degli isolanti verso una ottimizzazione dello sfasamento termico della struttura a cui vengono applicati. Ciò permette di ottenere temperature più miti e umidità ideale negli interni abitati anche per i mesi estivi.
Tra i molteplici campi applicativi per isolare anche dal caldo estivo l’abitazione, Fibrotermica ricorda:

  • le pareti ventilate. Prevedono la realizzazione di un’intercapedine ventilata posta tra l’isolante e la parete, funzionale al passaggio dell’aria e a limitare in modo rilevante la formazione di condensa interstiziale. Assicurano l’isolamento costante che porta ad un equilibrio termico all’interno dell’edificio e, all’esterno, prolungano invece la stabilità e la longevità dei muri perimetrali, a contatto con gli agenti esterni quali acqua, vento e umidità.

  • I tetti ventilati. Sistemi tetto composti da materiali impermeabilizzanti Fibrotermica sia per coperture a coppo come per le tegole canadesi. Permettono una ventilazione su tutta la superficie interna della copertura e una maggiore resa e durata dei materiali nel tempo. I vantaggi sostanziali sono la riduzione del calore in estate, lo smaltimento del vapore acqueo, valido per tutte le stagioni, l’asciugatura di infiltrazioni d’acqua e la prevenzione della formazione di condense e muffe.

  • l’isolamento dei solai. Questo intervento prevede in genere un ribassamento del plafone con un controsoffitto e l’aggiunta di isolanti quali Fibro Ver, Fibro Plus o Fibrostir nell’intercapedine ricavata.Per tali pannelli i vantaggi principali sono l’eliminazione dell’umidità, evitando la formazione di condensa e muffe, e una stabilizzazione alle temperature più ottimali, conservando inalterata la struttura di pavimentazioni, sia interne che esterne.

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Gli edifici nuovi o ristrutturati dovranno coprire con le rinnovabili almeno il 50% dei consumi.

In arrivo quest’anno una grande novità per gli edifici di nuova costruzione e per le ristrutturazioni, le modifiche al Decreto Rinnovabili (Dlgs 28/2011) prevedono l’obbligo di coprire con rinnovabili il 50% dei consumi. La disposizione legislativa precedente prevedeva una percentuale del 35%. Tale limite rimane immutato per tutti i titoli abilitativi antecedenti al 2018.
Nel dettaglio, gli impianti di produzione di energia termica degli edifici realizzati o ristrutturati dal 1° gennaio 2018 devono essere progettati e costruiti per rispettare l’obbligo della copertura, tramite il ricorso ad energia prodotta da impianti alimentati da fonti rinnovabili, del 50% dei consumi, previsti per:
– l’acqua calda sanitaria;
– il riscaldamento;
– e il raffrescamento.
E’ una norma molto restrittiva, infatti, pone delle specifiche stringenti: “non possono essere assolti tramite impianti da fonti rinnovabili che producano esclusivamente energia elettrica che a sua volta alimenti dispositivi o impianti per la produzione di acqua calda sanitaria, il riscaldamento e il raffrescamento.”

Cosa si intende per fonti rinnovabili.

La legge chiarisce con esattezza il termine. Ai sensi del D.lgs. 28/2011 per energia da fonti rinnovabili si intende l’energia che non proviene da fonti rinnovabili non fossili. Quindi è rinnovabile:
– l’energia eolica (derivante dallo sfruttamento del vento);
– solare (derivante dallo sfruttamento dei raggi solari);
– aerotermica (accumulata nell’aria sotto forma di calore);
– geotermica (immagazzinata nella crosta terrestre sotto forma di calore);
– idrotermica (immagazzinata nelle acque superficiali sotto forma di calore);
– e altre: oceanica, idraulica, biomassa, gas di discarica, gas residuati dai processi di depurazione e biogas.

Eccezioni

Lo stesso decreto legislativo che fissa l’obbligo della copertura al 50%, stabilisce anche le eccezioni in cui tale regola può essere elusa.
Se vi sono delle impossibilità tecniche certificate dal progettista, che rendono non attuabile il rispetto della normativa, la legge non impedisce la costruzione o la ristrutturazione, ma richiede un indice di prestazione energetica complessiva dell’edificio. Il quale deve risultare inferiore rispetto al pertinente indice di prestazione energetica complessiva reso obbligatorio ai sensi del D.lgs 192/2005.
Nei centri storici l’obbligo è ridotto del 50% o non si applica qualora il progettista dimostri che l’introduzione delle rinnovabili vada ad intaccare il valore storico e artistico dell’edificio. Negli edifici pubblici, l’obbligo è maggiore del 10%.

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Vittorio veneto in cima al mondo con tegola canadese

Tutto ha avuto inizio nel lontano 1977, Stefano Tolin e Luciano Mazzer (amministratore delegato) hanno fondato tegola Canadese. Nel tempo l’azienda è crescita creando una rete di 15 società distribuite in vari stati. Nel 2004 in Russia è stato costruito un secondo stabilimento produttivo. Il presidente Mazzer non si è fermato, è stato creato il gruppo IWIS . Quest’ultimo si occupa principalmente di edilizia, ma anche di grandi opere, con il riconoscimento di prodotti affidabili e di grande qualità.

Attenzione al personale

IWIS pone la massima attenzione al suo personale. Racconta il Presidente che Stefano Tolin, socio storico, raccomandava sempre la massima attenzione alle famiglie. E Luciano Mazzer vanta con orgoglio, nella sua lunga carriera, di non aver mai licenziato nessuno. I periodi di difficoltà ci sono stati: ad esempio a Loria si sono creati venti esuberi per via della crisi edilizia, ma per non lasciare a casa queste persone è stata creata una nuova attività.

La realtà di Tegola Canadese punta a un futuro brillante

Con sede direttiva a Vittorio Veneto, nel cuore di una delle aree più produttive dell’industria italiana, con un migliaio di dipendenti, Luciano Mazzer punta a raggiungere 150 milioni di fatturato entro il 2020. Ad oggi il fatturato è pari a 120 milioni di euro, il che fa ben intravedere come questo obbiettivo sia raggiungibile. Una società sempre in movimento, come dimostra la recente storia con l’acquisizione di Styrodur, il concorrente diretto nel settore dell’isolamento. Mentre per il prossimo futuro si apriranno stabilimenti negli Stati Uniti e in Polonia, con l’obiettivo di raddoppiare quelli in Turchia e Ungheria.
Questa spinta alla crescita guidata dal principio della prudenza, ha fatto si che il gruppo spaziasse dalle tegole bituminose con finitura in graniglia ceramizzata, alle tegole fotovoltaiche, al tetto ventilato.

Grande attenzione all’ambiente

Il rispetto dell’ambiente è sempre stato un valore guida in ogni tipo di scelta. Il gruppo è tra le prime società ad ottenere la certificazione ISO 14001. Quasi il 50% dell’energia utilizzata nei processi produttivi è prodotta da fonti rinnovabili, con la presenza di ben due impianti fotovoltaici. A conferma della circolarità della produzione e del riciclo, per diversi processi produttivi vengono usati materiali ottenuti con l’ausilio di tre specifici impianti di riciclaggio delle materie plastiche.

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Isolamento di un pavimento radiante

Il sistema di riscaldamento a pavimento radiante fornisce il calore attraverso la trasmissione fisica della convezione, ovvero attraverso il movimento dell’aria riscaldata dal basso verso l’alto.
Allo stato attuale, tale sistema risulta la migliore applicazione sul mercato, sia in termini di condizioni di benessere termico, che di qualità dell’aria e salubrità dei locali riscaldati.

Le tre tipologie di riscaldamento a pavimento radiante


In linea generale, esistono tre tipologie di riscaldamento a pavimento radiante:
1. pavimenti radianti – l’aria è il mezzo che trasporta il calore;
2. pavimenti radianti elettrici;
3. pavimenti radianti ad acqua calda (idronici).
I sistemi idronici sono quelli che trovano maggiore applicazione nel settore edilizio in quanto rappresentano la risorsa più popolare ed economica per i climi dominati dal riscaldamento. Essi pompano l’acqua riscaldata da una caldaia, attraverso tubi disposti in un modello sotto il pavimento, e la trasmettono per irraggiamento.

I vantaggi dei pavimenti radianti. Focus sui sistemi idronici.

I vantaggi dei pavimenti radianti risultano essere molteplici. Esaminiamone alcuni:

– Eliminano le perdite di condotto, risultando più efficienti del riscaldamento a battiscopa e di quello ad aria forzata;
– Sono ideali per i soggetti allergici perché non distribuiscono gli allergeni nell’ambiente come avviene per i sistemi ad aria forzata.

Nello specifico, i sistemi idronici (a base liquida) richiedono anche bassi quantitativi di elettricità.
Sono quindi:

– Ideali in abitazioni fuori dalla portata della rete elettrica e/o in aree con prezzi elevati di elettricità;
– Adatti all’utilizzo di un’ampia varietà di sistemi alternativi di energia per riscaldare il liquido, comprese le caldaie standard a gas e quelle a legna, gli scaldacqua solari o una combinazione di queste fonti.
– Rispettosi dei parametri di efficienza energetica degli edifici, nonché di quelli relativi al confort domestico e al benessere degli individui.

Ciò li rende particolarmente significativi dal punto di vista della sostenibilità ambientale.

Come assicurare l’efficienza del pavimento radiante attraverso l’isolamento. L’applicazione di Fibropir di Fibrotermica.

Fibrotermica, da oltre vent’anni brand di riferimento per il settore dei materiali isolanti, offre diverse tipologie di pannelli radianti per impianti di riscaldamento e di raffrescamento a pavimento, a soffitto e a parete, adatti sia per nuove costruzioni, sia per riqualificazioni di impianti esistenti.

In particolare, il prodotto innovativo Fibropir, nella sua declinazione Fibroalu, è il pannello isolante concepito per garantire la massima efficienza dell’impianto di riscaldamento a pavimento senza compromissione di strutture e spazi abitativi.

Ciò è reso possibile grazie alla composizione del prodotto: una schiuma poliuretanica rigida di tipo polyiso, con una peculiare struttura a celle chiuse, fini ed omogenee, rivestita su entrambe le facce da una lamina in alluminio groffato da 50 µm.

Tale composizione consente di ottenere significativi miglioramenti prestazionali:

– Flessibilità di applicazione
– Prodotto a basso potenziale di riscaldamento globale [GWP]
– Resistenza ad elevato range di temperatura
– Stabilità dimensionale
– Facilità di lavorazione

In più, la caratteristica composizione di tipo polyiso rende questo prodotto tra i migliori isolanti termici in commercio.

I pannelli isolanti Fibroalu, sostenuti da appositi supporti plastici, potranno essere posizionati al di sotto dei tubi radianti; invece, il massetto in calcestruzzo armato, con la successiva definitiva pavimentazione, sarà realizzato al di sopra degli stessi tubi. Il materiale isolante verrà quindi posto sopra il solaio e sotto il pavimento, mentre l’impianto di riscaldamento sarà collocato tra l’isolante e il pavimento vero e proprio, fatto di piastrelle, moquette o parquet.

In un edificio così ben coibentato nelle superfici dei pavimenti si potranno evitare sia la risalita di umidità che la dispersione di calore nella parte sottostante del pavimento, con una sensibile riduzione dei costi di riscaldamento invernale, inclusi quelli di raffrescamento estivo e deumidificazione.

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Come isolare un pavimento radiante

l sistema di riscaldamento a pavimento radiante fornisce il calore attraverso la trasmissione fisica della convezione: la circolazione del calore con il movimento dell’aria riscaldata dal pavimento verso l’alto. Per questo, tale sistema è profondamente diverso da quello ancora largamente adottato dei pannelli radianti utilizzati in pareti o soffitti, i quali purtroppo non apportano le stesse condizioni di benessere termico, qualità dell’aria e salubrità dei locali riscaldati.

Tutti i vantaggi del riscaldamento a pavimento

È più efficiente del riscaldamento a battiscopa e del riscaldamento ad aria forzata perché elimina le perdite di condotto.

Le persone con allergie spesso preferiscono il calore radiante perché esso non distribuisce gli allergeni come avviene per i sistemi ad aria forzata.

I sistemi idronici (a base liquida) in particolare, utilizzando poca elettricità, sono vantaggiosi per le case fuori dalla rete elettrica o in aree con prezzi elevati dell’elettricità. Tali sistemi, tra l’altro, possono utilizzare un’ampia varietà di fonti alternative di energia per riscaldare il liquido, comprese le caldaie standard a gas e le caldaie a legna, gli scaldacqua solari o una combinazione di queste fonti, particolarmente significative dal punto di vista della sostenibilità ambientale.

I parametri di efficienza energetica dell’edificio risultano pertanto garantiti, ma anche quelli relativi al confort domestico e al benessere degli individui.

Le tre tipologie di riscaldamento a pavimento

In linea generale, esistono tre tipi di calore radiante a pavimento:

pavimenti radianti – l’aria è il mezzo che trasporta calore,

pavimenti radianti elettrici,

pavimenti radianti ad acqua calda (idronici).

I sistemi idronici (liquidi) sono i sistemi di riscaldamento radiante più popolari ed economici per i climi dominati dal riscaldamento. Essi pompano l’acqua riscaldata da una caldaia attraverso tubi disposti in un modello sotto il pavimento e la trasmettono per irraggiamento.

Come assicurare l’efficacia del pavimento radiante attraverso l’isolamento

Per mantenere inalterate le prestazioni dell’impianto nonché della struttura abitativa, è di fondamentale importanza la scelta di isolanti resistenti alle alte temperature. Fibropir di Fibrotermica, nella sua declinazione fibroalu, è il pannello termoisolante concepito per garantire la massima coibentazione ed efficienza dell’impianto di riscaldamento a pavimento.

Grazie a questa tipologia di applicazione si potranno evitare sia la risalita di umidità sia la dispersione di calore nella parte sottostante del pavimento. Tutto ciò grazie alla composizione strutturale e chimica di questi pannelli ad elevata prestazione, che permette stabilità dimensionale e resistenza ai carichi pesanti e al fuoco. I pannelli sono infatti costituiti da una schiuma rigida polyiso a celle chiuse, rivestita su entrambe le facce da una lamina in alluminio goffrato da 50 µm.

La posa corretta dei pannelli isolanti per pavimenti radianti

Tali pannelli isolanti, sostenuti da appositi supporti plastici, vengono posizionati al di sotto dei tubi radianti, mentre il massetto in calcestruzzo armato, con la successiva definitiva pavimentazione, è realizzato al di sopra degli stessi tubi.

Il materiale isolante viene quindi posto sopra il solaio e sotto il pavimento, mentre l’impianto di riscaldamento è collocato fra l’isolante e il pavimento vero e proprio, fatto di piastrelle, moquette o parquet.

In un edificio ben coibentato nelle superfici dei pavimenti i costi del riscaldamento invernale saranno sensibilmente ridotti, questo è intuitivo, ma anche quelli di raffrescamento estivo e deumidificazione risentiranno di un contenimento significativo.